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Keep Calm and Make a Poster

5 Mar 2020 | Pausa Pranzo Nerd

Da Che Guevara a Barack Obama, dallo Zio Sam a Babbo Natale: ecco tutti i poster più famosi della storia che hanno davvero cambiato la storia!

Sia che siano appesi nelle nostre case o sventolati durante le manifestazioni pubbliche, i poster celebrano da oltre un secolo i leader che seguiamo, le battaglie che scegliamo di sostenere o le rock star che amiamo, sanno guardare verso eventi futuri, ci ricordano il passato e immortalano la storia.

Qualcuno di questi poster, però, ha superato il concetto di illustrare la storia – e l’hanno decisamente fatta.

Ecco i poster che hanno cambiato il volto della storia!

keep calm and carry on

“Keep Calm and Carry On”, ovvero “mantieni la calma e vai avanti” è stata probabilmente una delle immagini più famose dell’era di Internet dopo il 2000. La verità, però, è che questo poster è un po’ più vecchio di quando non possa sembrare.
Lo slogan, infatti, è stato prodotto dal governo britannico nel 1939 con lo scopo di risollevare l’ottimismo dei cittadini di Sua Maestà agli albori della Seconda Guerra Mondiale (la corona, infatti, è la corona dei Tudor). Nonostante le molte copie stampate, il poster non vide una grande diffusione e finì ben presto nel dimenticatoio. Occorre aspettare il 2000 per vedere “Keep Calm and Carry On” prendersi la meritata gloria: una copia originale fece la sua comparsa in una scatola di libri di seconda mano di una libreria inglese e da quel momento in poi lo slogan divenne famosissimo in tutto il mondo e riadattato a tantissimi altri messaggi.

 

le chat noir

Le Chat Noir è stato uno dei più rivoluzionari locali della Parigi di fine Ottocento, nonché il primo moderno cabaret. Venne aperto nel 1881 dall’impresario Rodolphe Salis e rimase uno dei posti più frequentati da artisti e celebrità di tutta Europa fino al 1897, quando venne chiuso poco dopo la morte del proprietario.

“Tournée du Chat Noir” è uno dei poster più famosi della storia, sebbene il suo autore non sia particolarmente noto: l’opera è di Theophile Alexandre Steinlen, un artista bohémienne di origini svizzere all’epoca piuttosto conosciuto per le sue illustrazioni (ma decisamente meno come pittore) e con una passione sfrenata per i gatti, il suo soggetto preferito.
Con il locale di Salis fu amore a prima vista e il suo manifesto riscuote tutt’oggi un indiscusso successo… più del suo autore.

 

we can do it!

“We Can Do It”, nota anche come “Rosie the Riveter” (“Rosie la rivettatrice“) ha una storia simile al britannico “Keep Calm and Carry On”. “Rosie the Riveter” è una canzone del 1942 che racconta la storia di Rosie, una lavoratrice alla catena di montaggio che assiste allo sforzo bellico anziché frequentare i locali con le sue coetanee. L’anno dopo, la fabbrica Westinghouse Electric commissiona al graphic artist J. Howard Miller una serie di poster per esortare i propri lavoratori: per uno di questi Miller prende spunto da Rosie The Riveter  per “We Can Do It”. Si è spesso pensato che questo poster fosse un invito per le donne americane, ma in realtà la sua distribuzione era riservata alla sola Westinghouse e dunque si rivolgeva solo alle sue dipendenti.

Il poster venne associato alla promozione del movimento femminista solo con l’arrivo degli anni Ottanta.

lord kitchener e lo zio sam

La domanda fondamentale a questo punto è: chi è nato prima? Lord Kitchener o lo Zio Sam?
Lord Herbert Kitchner è esistito realmente: è infatti uno dei più abili e valorosi generali della storia della Gran Bretagna. È nato nel 1850 e la sua carriera militare fu un continuo susseguirsi di vittorie e medaglie, fino a diventare “Segretario di Stato alla Guerra” allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (durante la quale, purtroppo, perderà la vita). Al contrario, lo Zio Sam è un personaggio di fantasia e, sebbene la sua prima illustrazione risalga al 1917, viene citato per la prima volta nel 1812.
Dunque lo zio Sam, in teoria, è più vecchio di Kitchner. Ma quindi chi ha copiato chi?

Il poster di Lord Kitchener è stato disegnato nel 1914 da Alfred Leete per incoraggiare il reclutamento dei cittadini di Sua Maestà Re Giorgio per la Prima Guerra Mondiale. L’immagine di un uomo con il dito puntato contro un immaginario interlocutore diventerà molto gettonata nel corso degli anni successivi, soprattutto in ambito militare e istituzionale. Fra queste “copie”, figura ovviamente quella americana dello Zio Sam, che James Montgomery disegna nel 1917.

il poster di woodstock

Il primo poster per il Festival di Woodstock venne commissionato a David Edward Byrd, l’artista del Fillmore East dell’impresario rock Bill Graham. Secondo il suo famoso stile, il poster raffigurava una donna completamente nuda circondata da cherubini, cuori e freccie, il tutto in una cornice intricata e floreale. Era un capolavoro, come tutti i lavori di Byrd, ma non c’era spazio per i nomi delle band.

Dopo aver inviato il poster alla tipografia, Byrd partì per un mese ai Caraibi, in un villaggio con una trentina di abitanti e nessun telefono. In quel lasso di tempo, gli organizzatori di Woodstock avevano dovuto abbandonare il progetto di fare il festival a Wallkill, ma l’artista non poté realizzare una seconda versione.

Inoltre i commercianti si erano rifiutati di esporre quel poster, probabilmente a causa della nudità della donna raffigurata, e gli sponsor volevano qualcosa di diverso. Così venne contattato Arnold Skolnick, che realizzò la famosa seconda versione con la colomba appoggiata sulla chitarra acustica.

Il figlio Peter trascorse intere ore osservando il padre che ritagliava le lettere e la colomba dai giornali, provando diversi layout. Quel poster gli era stato commissionato di giovedì: al lunedì mattina era già fra le mani di Micheal Lang, che pagò l’artista la cifra stabilita: 15 dollari.

il "guerrillero heroico"

Proprio come avrebbe fatto Fairey qualche decennio dopo, anche Jim Fitzpatrick usò una foto ormai storica di Che Guevara per questo poster. Nonostante le apparenze, la foto di Alberto Korda non era una posa programmata, ma un’immagine ritagliata da uno scatto durante una cerimonia pubblica.

Fitzpatrick rimase molto colpito dalla sua morte, così decise di omaggiarlo con quella che sarebbe diventata in seguito la più iconica immagine di Che Guevara. Il poster originale venne fatto con due stencil, uno rosso e uno nero, mentre la stella gialla venne disegnata a mano. Ne realizzò a mano diverse migliaia, che distribuì gratuitamente a chiunque in tutta Londra e a diversi gruppi politici in diversi paesi d’Europa. Qualcuno finì anche in Spagna, ma venne requisito dalla polizia franchista.
L’elevata richiesta portò Fitzpatrick ad aprire una compagnia di stampa di poster che produceva Che Guevara senza sosta e senza copyright, in modo che potesse essere riprodotta quanto più possibile.

hope

Il merito del famosissimo poster per la campagna presidenziale di Barack Obama del 2008 è di Shepard Fairey. Fairey creò il manifesto in un solo giorno, inizialmente con la parola “progress”, ma in seguito si scelse la parola “hope”, ritenuta più adatta all’immagine fiduciosa e positiva di Obama. 
Tuttavia furono diverse le versioni pubbliche di questo poster: alcune “hope”, alcune “change”, e via dicendo…

Il manifesto ebbe una distribuzione selvaggia e presto finì ovunque: t-shirt, gadget, perfino sulle tazze di caffè.

see america

Durante il periodo della Depressione, il governo del Presidente Roosevelt decise di istituire la “Works Projects Administration”, un’organizzazione che aveva letteralmente il compito di “creare lavori”.
Anche per i grafici e gli artisti.

Uno dei prodotti più amati da questo tentativo di stimolare l’economia, sono una serie di stampe disegnate da un ampio gruppo di graphic artist, che avevano come obiettivo quello di promuovere il turismo nei parchi nazionali degli Stati Uniti.

Inutile dire che questi poster sono tutt’oggi meravigliosi.

babbo natale e la coca cola

I famosi manifesti affissi nei grandi magazzini da Coca Cola durante il periodo di Natale sono la reale dimostrazione di quanto i poster possano non solo fare, ma addirittura cambiare la storia! Grazie a un’intensa e metodica pubblicità, infatti, Coca Cola si è vista attribuire dall’opinione pubblica il merito di aver “inventato” Babbo Natale così come lo conosciamo, con il suo vestito rosso e bianco e il grosso pancione.

La verità, però, è che le prime illustrazioni di Babbo Natale con il costume rosso e bianco risalgono a quasi vent’anni prima dell’invenzione della stessa bevanda. Thomas Nast, infatti, illustra Babbo Natale nel libro “Santa Claus and his works” proprio nella tipica rappresentazione moderna: grasso, buono, barbuto e rosso.

I primi manifesti promozionali della Coca Cola arriveranno solo attorno al 1920 e, sebbene spesso si avvicini Babbo Natale con il successo del brand e viceversa, non è stato lui a contribuire al suo successo globale. La bevanda era infatti largamente bevuta durante la Seconda Guerra Mondiale dai soldati americani al fronte, che l’hanno portata praticamente in ogni paese coinvolto dal conflitto.
Dopo la fine della guerra, tutto il mondo iniziò a bere Coca Cola – e non solo a Natale!

 

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