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Le 10 copertine di album più belle di sempre

22 Lug 2019 | Pausa Pranzo Nerd

Quando la musica non è solo musica, ma anche capolavori di design. Alcune delle cover più belle della storia sono diventate perfino più famose della musica stessa. Ecco le nostre preferite!

Da generazioni le copertine degli album sono sempre state una parte integrante dell’ascolto della musica. Saranno anche cambiati gli strumenti, dal vinile alle cassette e poi ai CD, per ritornare ancora ai vinili di recente, ma le immagini che sono state create per rappresentare la nostra musica preferita hanno continuato a rimanere un elemento fondamentale della cultura pop. 

Dopo le più belle locandine dei film e le più belle copertine di libri, ecco le copertine più iconiche della storia del rock!

 

10. demon days dei gorillaz (2005)

gorillaz

Quando il mondo fece il passaggio dal 20° al 21°secolo, ogni cosa iniziò a passare dall’analogico al digitale. E così Damon Albarn, il cantante dei Blur, e Jamie Hewlett, il fumettista autore del fantastico Tank Girl, decisero di anticipare i tempi formando i Gorillaz, una cartoon band destinata a passare alla storia come la prima band virtuale della storia.

La combinazione di hip-hop ed elettronica della band si rivelò rivoluzionaria, ma ciò che davvero ha entusiasmato il pubblico e i media è stata la forma a cartone animato con cui si presentavano sui giornali, nei video e sul web. In un momento in cui la maggior parte della gente stava ancora imparando cosa fosse un avatar, si rivelò davvero un’idea geniale.

 

9. american idiot dei green day (2004)

Un’opera punk-rock potrebbe sembrare una contraddizione di termini, ma i Green Day ne hanno creato una che è un capolavoro. Questo album concettuale segue le vicende di Jesus of Suburbia (Gesù delle Periferie), un adolescente anti-eroe, e ha generato cinque singoli di successo, fra cui American Idiot, la canzone che dà il titolo all’album, e in generale una pungente critica da parte dei media di destra statunitensi.

Un album che vuole rivoluzionare le regole necessitava di una copertina in grado di attirare l’attenzione, e quest’illustrazione che raffigura una bomba a forma di cuore stretta in un pungo sanguinolento è perfetta. Il disegno è di Chris Bilheimer, un art director che aveva studiato all’Università della Georgia con Michael Stipe, l’ex-cantante dei R.E.M.

Questo disegno è ricco di influenze: in primo luogo, è stato ispirato da un manifesto propagandistico della Cina comunista e, non di meno, dalla locandina del film The Man with the Golden Arm di Saul Bass. Inoltre è un evidente richiamo alla strofa “he’s holding on my heart like a hand grenade” nella canzone She’s a Rebel.

 

8. nevermind dei nirvana (1991)

Gli inizi degli anni Novanta sembravano destinati a essere la fine del rock. Ma poi è arrivato il grunge a riportare ogni cosa all’origine e a premere il pulsante di reset proprio come il punk aveva fatto due decenni prima. Il secondo album dei Nirvana ha lanciato il grunge verso la gloria con il successo della loro hit numero uno, Smells Like Teen Spirit. E l’insolita copertina era a dir poco accattivante. 

Kurt Cobain ebbe l’idea guardando un documentario alla TV sui parti in acqua insieme al batterista Dave Grohl. L’art director della Geffen Records, Robert Fisher, propose qualche immagine stock di nascite sott’acqua, ma erano troppo grafiche per essere usate sulla copertina dell’album e sarebbero costate quasi 8.000$ di licenza. Così decisero di incaricare il fotografo Kirk Weddle di fare qualche scatto in una piscina di Pasadena per appena 1.000$. Il dollaro e l’amo vennero aggiunti in post-produzione.

Il bambino fotografato era Spenser Elden, di quattro mesi, figlio di amici di Weddle. Oggi ha 28 anni e lavora come artista a Los Angeles, mentre Weddle si è specializzato in fotografie subacquee.

 

7. war degli u2 (1983)

Bono Vox può vantare di aver cenato con Papi e Presidenti, ma anche se oggi è Mr. Popolarità, non dobbiamo scordare che i primi U2 erano grezzi, taglienti e rauchi. E con le loro canzoni controverse su guerre e conflitti, come Sunday, Bloody Sunday, il loro terzo album potrebbe essere considerato l’apice della loro ribelle gioventù.

Anziché immortalare un’ovvia immagine di battaglia, l’irlandese Steve Averill ebbe l’ispirazione di usare un ragazzino, trasmettendo prepotentemente il senso della perdita dell’innocenza provocata dalla guerra. Il ragazzo che fissa intensamente (e in modo inquietante) la camera è Peter Rowen, il fratello di Guggi, l’artista d’avanguardia amico di Bono Vox. 
È apparso in tre degli album degli U2, e oggi è lui stesso un fotografo professionale. Per completare il cerchio, è stato anche fotografo degli U2 in concerto.

 

6. unknown pleasures dei joy division (1979)

Quando i Joy Division pubblicarono il loro album di debutto non ebbero una gran successo, tuttavia ad oggi è considerato un classico, e la sua affascinante copertina disegnata da Peter Saville adorna milioni di t-shirt e poster in tutto il mondo.

A scegliere l’immagine fu il chitarrista Bernard Summer: è l’illustrazione delle onde radio emesse da un pulsar, ovvero una stella di neutroni che si forma dopo il collasso di un sole.

Originariamente noto come CP 1919, il pulsar in questione venne scoperto nel novembre del 1967 dalla studentessa Jocelyn Bell Burnell e dal suo supervisore Antony Hewish dell’Università di Cambridge. Sumnar trovò quell’immagine nell’Enciclopedia Scientifica di Cambridge, che Saville poi invertì da nero su bianco a bianco su nero.

 

5. never mind the bollocks dei sex pistols (1977)

Mentre gli album dell’era psichedelica presentano copertine con illustrazioni complicate, surreali e sontuose, il punk ha spogliato il concetto al suo essenziale. E l’album di debutto dei Sex Pistols, i più rumorosi e angoscianti punk-rockers della Gran Bretagna, disegnato da Jamie Reid, ne è l’esempio più calzante.

L’uso dell’oscenità, inserito nei caratteri ritagliati che vogliono richiamare le lettere di riscatto dei criminali, all’epoca per il pubblico era scioccante. L’effetto venne accentuato dalla scelta dei colori sgargianti, ispirati da una serie di adesivi che venivano distribuiti dal movimento Situazionalista.

L’uso della parola “bollocks*” (che in inglese significa “stupidaggini” ma anche “testicoli”) fece scattare un raid della polizia in un negozio della Virgin che aveva tenuto in magazzino il disco. In un successivo caso giudiziario, la Virgin venne difesa con successo dalle accuse di oscenità dall’avvocato John Mortimer. Mentre abbandonava l’aula, il cantante Johnny Rotten esclamò con gioia a un giornalista: “Grandioso, bollocks* è legale! Bollocks, bollocks, bollocks!”.

 

4. dark side of the moon dei pink floyd (1973)

Perfino quelle (poche) persone che non hanno mai sentito parlare dei Pink Floyd probabilmente non avranno problemi a riconoscere l’iconica cover di Dark Side of the Moon, che mostra la luce passare attraverso un prisma per creare lo spettro dei colori. Venne disegnato da Aubrey Powell e Storm Thorgerson di Hipgnosis, lo studio che ha curato alcune delle più famose copertine della storia, incluse Houses of the Holy dei Led Zeppelin, Never Say Die dei Black Sabbath e Lovedrive degli Scorpions.

Prima ebbero l’ispirazione concettuale, derivata dall’immagine di un prisma pescata in un libro di fotografia dopo una sessione di brainstorming durata un’intera notte. La cosa più straordinaria è che sulla copertina non figura né il nome della band né il titolo dell’album: a questo punto è storicamente superfluo.

 

3. the velvet underground & nico dei velvet underground (1967)

Il primo e migliore degli album dei Velvet Underground, la psichedelica band di Lou Reed, è conosciuto dai fan come “l’album banana”, a causa dell’accattivante illustrazione sulla sua copertina. Il disegno è ovviamente il frutto del lavoro di Andy Warhol, che era il manager della band, mentre l’intera grafica venne realizzata da Acy R. Lehman.

Le prima versioni permettevano di sbucciare la banana, rivelando una seconda banana color carne nascosta sotto quella gialla (vi lasciamo all’immaginazione), ma la maggior parte delle successive ristampe non hanno inclusa questa funzione per motivi di costo. 
Ecco perché le prime edizioni valgono davvero una fortuna.

 

2. Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles (1967)

Sono gli anni in cui i Beatles iniziano a farsi influenzare dalla contro-cultura degli anni Sessanta, e la loro musica prende una direzione del tutto nuova che culmina con l’uscita di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, che è riconosciuto per essere il primo concept album della storia.

La copertina mostra due diverse versioni dei Beatles. Uno è il vero gruppo, vestiti come gli immaginari membri della band di Sgt. Pepper, mentre gli altri sono ritagli di cartone a grandezza naturale di personaggi famosi, da Karl Marx a Marylin Monroe.

Venne progettato dagli artisti pop Peter Blake e Jann Haworth ed era basato su un disegno a inchiostro dello stesso McCartney: si rivelò una delle più costose copertine della storia, perché dovettero pagare i diritti a tantissime persone per usare i loro cartonati.
Fu anche il primo album a presentare i testi delle canzoni stampati.

 

1. Elvis Presley (1956)

Prima dell’arrivo di Elvis, artisti e maestri dell’intrattenimento erano stati di tutt’altra pasta. Tipicamente moderati, composti, ben educati sul palco… niente a che vedere con The King, Elvis Presley, che spazzò via tutte le regole che avevano controllato le esibizioni fino a quel momento della storia e si lanciò per la prima volta in uno stile apertamente sessuale, con un’energia primordiale incredibile.

Questa fotografia, scattata nell’Armeria di Fort Homer Hesterly a Tampa, in Florida, da William “Red” Robertson, lo cattura in un momento emozionante in cui quasi possiamo sentire il suono delle convenzioni che si distruggono con la sua voce e le sue movenze.
Il suo carattere sfacciato e colorato, unito a un design davvero rivoluzionario per gli anni Cinquanta, merita il primo posto perché senza di lui probabilmente non avremmo nemmeno potuto fare questa lista. 
Altra nota di merito: questo design verrà ripreso nel 1979 dai Clash per London Calling.

Fonti – CB

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